ottobre 30, 2009

Balsamo di rose e miele

Ricettina per un balsamo invernale per le labbra da conservare in un vasetto di vetro al freschino, va bene anche quando sono screpolate!

olio di mandorle (4 cucchiai)
miele (meglio di acacia ma va bene qualsiasi sia liquido e chiaro, come quello sulla, 1 cucchiaio)
cera d'api (naturale, 1 cucchiaio)
olio essenziale di rose (o ciclamino, 10-12 gocce)
olio essenziale di malaleuca (tea tree oil, 10 gocce)

Scaldare a fuoco bassissimo la cera d'api a pezzettini piccoli con l'olio di mandorle. Spegnere la fiamma e aggiungere il miele e gli oli essenziali, mescolando a lungo.
Già fatto.. è buonissimo, naturale e profumato.. una meraviglia!

ottobre 21, 2009

Il Giardino Incantato


Un cancello di ferro, scrostato dal vento e dall aria di mare, immobile, in cima ad una scaletta di muschi argentati. Divide lo spazio angusto dell ingresso, apertura tra i mattoni scuri del muro di cinta, con un glicine violetto, antico come il Tempo, che nodoso si abbarbica sulle sue sbarre decorate. Un amicizia vecchia e consumata, tra il ferro e il glicine, che ha resistito alle tempeste e ai solstizi assolati, e conduce all interno del Giardino Segreto.
Passi ovattati sui timi odorosi, e un certo grado di curiosità e tensione, quasi un senso di inadeguatezza, si colgono nelle iridi di chi vuole sapere.
I Guardiani scuotono appena le immense chiome contro il viola del cielo al crepuscolo: annunciano un arrivo nuovo alla quiete apparente di questa bellezza violenta e rinchiusa.
I visi delle creature si alzano quando passano sotto all arco di mattoni, quasi per acquisir vana sicurezza, poi si volgono per richiudere il cancello cigolante.
Cuori che battono più forte, forse non sanno, ma intuiscono di aver attraversato.
Gli occhi si distendono, affascinati, un istante. Poi immediatamente si incupiscono, quasi volessero penetrare con la semplice ragione nei misteri di questo luogo incantato.
Subito, senza aspettare di conoscerlo.
Una mappa del visitatore, un cartoncino esplicativo.
No, non occorreranno.. Qui nessuno ti dirà cosa troverai.
Salirà nei vostri pensieri il timore puro di ciò che si nasconde tra le mille tonalità di verde, tra i fiori che si scorgono al di là del sentiero di corteccia, tra le figure di muschio e pietra che compaiono inaspettate tra il frusciare di arbusti, in quei pochi primi passi.
Un cinghiale, un drago, e un serpente.
Custodi eterni, anime congelate nel sasso.
Eppure no, persino loro, come alberi e foglie, paiono vivi e pulsanti, attenti ad ascoltare chi sta violando il segreto delle Anime Verdi.
Sospiri leggeri, quasi per non farsi sentire, emettono gli ospiti, avvicinandosi fisicamente l'un altro, inconsciamente, quasi a sfiorarsi. Lo facciamo anche noi a volte, quando il vento ti strappa dal suolo e la tempesta ti solleva da terra e pensi che sarai presto legna da ardere. Ci avviciniamo, ci stringiamo, ci proteggiamo, come fanno ora loro..
Come siamo simili, eppur diversi..
Ecco. Ora la strada a spirale che stanno seguendo conduce al centro, fra poco scorgeranno i Guardiani. Ecco, Silenzio. I due maestosi platani lasciano senza parole qualsiasi entità non li abbia mai visti prima. Le cortecce candide sembrano creature preistoriche, mentre si allungano perfettamente dritte verso il cielo, e le lunghe dita dei rami, rivolti verso l'alto, sembrano quasi sostenerlo come braccia alzate. Oh, le anime di scuotono. Ora capiscono, ora sentono quanto sono piccoli, ora sentono di cosa fanno occasionalmente parte.
Ora hanno capito cosa potrebbe distruggere, svelare, rivoltare e ricostruire la propria Anima.
Ora sanno che quel Giardino Segreto, circondato di mura, è stato abbandonato. Sanno che non è l'uomo che governa qui, ma Noi.
Non vogliono toccare nulla. Non sfiorano una foglia, un fiore. Non osano. Stanno fuori dagli elementi perchè ne hanno timore, forse perchè conoscono bene se stessi e sanno di non appartenervi. Poi, inspiegabilmente, sento i loro cuori che rallentano. Si stanno rilassando, li avverto bene. Sorridono quasi. Qualcuno gli ha detto, in un altra vita, di essere superiori ad ogni altra forma di vita. Di poter comandare ogni cosa.
E invece no. Ora il dubbio è stato scaraventato via, ora lo sanno.
Angoscia, e desiderio insieme, di trovarsi davvero ad essere Parte di quel mondo, di farne Parte. Fosse solo un istante, davanti al lato Oscuro, notturno della Natura: quando ella è abbandonata a se stessa, con la possibilità di rinselvatichirsi. Ancora peggio.
Disagio e desiderio.
Forse per una sorta di empatia ancestrale: volontà di scappare dall oppressione sensoriale quotidiana e sentire la bellezza dell Istinto e del Caos, e allo stesso tempo, contraddittoria, la volontà di restare al sicuro tra le proprie deboli maschere, nascondiglio dei nostri desideri inconfessabili.
Il rinselvatichimento li spaventa ancora di più della Natura incontaminata e libera, perchè è di coloro che scelgono di tornare all'Istinto, dopo aver provato il condizionamento. Ribelli!
E così, queste piccole creature umane, gravate dalle sensazioni più tormentate, si avventurano, compiendo passi silenziosi sulla corteccia umida, che sa di pioggia e foglie che marciscono.
Ripercorrono la spirale al contrario, ma con una leggerezza nel cuore che prima non gli apparteneva.
Le loro anime urlano e rovesciano le catatoniche convinzioni di tutta l'esistenza. Prima di ora.
Il crepuscolo attraversa i rami dei Guardiani, fondendo il viola con il nero, dietro di loro, il buio inghiotte ogni cosa.



immagine Deviantart

ottobre 18, 2009

Erbe Tintorie: Robbia dei Tintori. Rubia Tinctorum


Erbe Tintorie: Robbia dei Tintori



Erbario Robbia. La Pianta Rossa
Rubia tinctorum, Famiglia delle Rubiaceae

Nomi: Robbia, Garanza (italiano); Madder, Dyer's Madder, Indian Madder (inglese); Krapp, Färberkrapp, Färberröte (tedesco); Garance, Garance de Teinturiers (francese); Garanca (portoghese).

“Sunt etiamnum duo genera non nisi sordido nota volgo, ***** quaestu multum polleant, in primis rubia, tinguendis lanis et coriis necessaria. laudatissima Italica et maxime suburbana, et omnes paene provinciae scatent ea. sponte provenit seriturque, similitudine erviliae, verum spinosis foliis et caule. geniculatus hic est quinis circa articulos in orbe foliis. semen eius rubrum, postremo nigrum, radix rubra est. quos in medicina usus habeat dicemus suo loco.”
Plinio “Naturalis Historia”, XIX libro.


Il Rosso, la creazione e la distruzione

Il Rosso è un colore tra più influenti sulla psiche umana. Vivo, potente, pulsante, violento. Come il sangue. Soprattutto come il sangue. La concatenazione è immediata: sangue, rosso chiaro, rosso scuro, che fluisce nel corpo e porta nutrimento, pulisce e ossigena ogni vita, umana e animale. Rosso come il fuoco, portatore di vita e riparo, il tramonto, come il vino e le bacche vischiose del bosco, come i frutti della terra.
Questo colore mi rimanda senza esitazione al potere della creazione.
Al sangue mestruale, all’atto sessuale e al sangue del parto. Creazione.
Ma subito mi rimanda alla visione del sangue delle ferite, della disperazione, alla guerra e ai suoi morti.
Alla visione del fuoco che distrugge, che arde il bosco e gli uomini, implacabile e violento.

A ricordarmi quanto questo colore sia simbolo della creazione e della distruzione, nei secoli, nell'immaginario umano.

Quando la matassa di lana rossa scivola sul bastone emergendo dall’acqua bollente dove si è sciolta la radice di Robbia, è quasi un colpo al cuore. Non riesci a staccare gli occhi da quel pezzo di lana che un ora fa era candido come luna ed ora brilla di rosa, di rosso, di ruggine e di arancione, come il tramonto di una giornata limpida.
E' stupefacente, più di ogni altro colore.
Talmente bello e brillante da sembrare, paradossalmente, innaturale. Si capisce subito che è diverso.
Che quel pezzo di lana avrà altra destinazione dagli oggetti di tutti i giorni.
Se fa questo effetto a noi, che siamo abituati alle forti luci, alle immagini, ai colori industriali, non posso non pensare a quanto debba aver colpito gli animi semplici delle contadine che per prime hanno imparato ad usare il pigmento, tritando quella radice rossastra e mettendoci a bagno la lana grezza.
Come l'avranno scoperto?
Probabilmente la carestia portò alla necessità di nutrirsi di radici di erbe spontanee e diffuse, e vista la capacità del pigmento alizarina di colorare di rosso il latte delle donne in allattamento, compresero la sua natura e il suo miglior utilizzo.
Da sempre il rosso nella colorazione dei tessuti fu riservato ad eventi straordinari: alte cerimonie religiose, paramenti da battaglia, simboli di potere come mantelli e foderi di spada di re e sovrani.
Ma la diffusione esasperata della Robbia tintoria nelle campagne non può non convincermi che nei villaggi questo colore fosse usato più spesso di quanto la guerra, gli Dei o il potere volessero. Immagino, volando con la mente, che ogni donna avesse un pezzo colorato di quel rosso acceso, e che lo indossasse o lo stringesse nei momenti più meravigliosi, o disperati, o dolorosi della sua esistenza.


La Pianta Rossa

Etimologia della parola: deriva da Ruber, Rosso.

La robbia è una delle più importanti piante tintorie della tradizione europea: dalle sue radici e dai suoi fusti sotterranei i popoli di tutto il continente hanno tratto per tremila anni il pigmento rosso, impiegato nelle tinture delle stoffe, nella pittura e nella decorazione.
Dal Neolitico fino al 1880, insieme al Guado e alla Reseda, fu tra le tre fondamentali piante da cui estrarre i tre colori principali: il Rosso, il Blu e il Giallo.

La radice di Robbia fu quindi la fonte erbacea da cui l'Europa intera attinse per secoli per preparare il rosso, il rosa, il viola e mattone per colorare le vesti, i vasi, i muri, i tappeti, le pelli, gli stendardi e le armi: per le donne, i bambini e gli uomini, la gente comune e per le alte cariche religiose, per i soldati e i condottieri.
Dai Greci al Marocco, dai Cretesi agli Etruschi, dalle Highlands alla Gallia e alla Persia, trovò ampia diffusione la coltura di quest’erba, tanto che si può dire che l'industria tessile e tintoria fu letteralmente 'dipendente' da questa radice per colorare cotone, lino e lana per secoli interi; Italia compresa, soprattutto al centro e al sud, dove era persino usata per le vesti dei Medici di Firenze nell’epoca del loro splendore.
Ma non solo: le piante di robbia (e le loro radici) furono utilizzate a lungo anche nella cura e nella guarigione, per le proprietà che vedremo, e persino dai pastori nella filtratura del latte appena munto, come garza per escludere particelle contaminanti dal secchio.

Il suo impiego nella tintoria però, fu davvero enorme, proprio perchè il colore che si ottiene dalle sue radici, anche se sensibile alla luce e all’acqua come tutti i coloranti organici, si presenta molto brillante nel risultato sui filati, stabile (cioè che tende a restare intatto anche dopo il lavaggio prolungato dei filati) ed economico (rispetto ad esempio alla porpora animale), grazie al suo principio attivo, identificato nel 1886 come Alizarina e da quello stesso anno solare prodotto soltanto sinteticamente.
La brillantezza del rosso della Robbia è caratteristica della specie, nonostante un piccola variabilità dovuta alla diversità del contenuto di principio attivo delle singole piante, all'uso dei mordenti e dei loro dosaggi, usati nel bagnocolore.
Questa è la bellezza del pigmento naturale, la diversità leggera di sfumature tra matassa e matassa, così distante dai tessuti colorati con pigmenti industriali, perfettamente sempre identici nella loro resa, omogenea e indistruttibile… così anonimi, conformati, distanti dai colori sorprendenti dei pigmenti naturali, così simili alla dolcezza dei toni delle piante e delle erbe.

Il pigmento rosso della robbia si presta molto bene a mescolarsi con altre tinte: si dice che in Gallia si mescolava la Robbia con il Guado (Isatis tinctoria) per ottenere una tintura violacea, meravigliosamente sfumata di rosso o di blu a seconda delle quantità di pigmenti utilizzati e al tipo della lana da tingere. Venne inoltre mischiata alla Reseda e ad altre piante tintorie, come i petali di papavero, contribuendo alla creazione di infinite variazioni di colore da tintura.
Nella pittura la Robbia fu impiegata maggiormente come componente di miscele di colori per creare varietà cromatiche, mentre fu usata pura come inchiostro, per scrivere i documenti più importanti, e per i monaci che compilavano con le Miniature rosse gli antichi testi, tramandatisi fino ai nostri giorni.


Riconoscimento

La Rubia tinctorum è una pianta del genere Rubiacee, flessibile e resistente, con piccoli fiori bianchi in grappoli e bacche rosso scuro che a maturazione diventano nere. Può crescere fino ad un metro. Fiorisce all’inizio dell’estate, con variazioni temporali dovute alla latitudine alla quale si coltiva. E' perenne e spontanea. I fusti sono striscianti, con piccoli aculei verso terra, così come le foglie.
Le radici cilindriche e i fusti ipogei rappresentano la parte interessante dal punto di vista tintorio: è un rizoma dall'odore pungente, e acquista la sua capacità di produrre il pigmento in sostanziali quantità solo dal terzo anno dalla semina. Il colorante Alizarina (glicoside) si deposita con il tempo sulla corteccia delle radici, fissandosi. Le radici vengono estratte dalla terra, essiccate e macinate, per ottenere una sottile polvere colorante, praticamente inattaccabile, che può durare in conservazione per diversi anni.


Tintura

Dalla polvere della radice della Robbia, macinata finemente, è piuttosto semplice ottenere una buona colorazione del filato, soprattutto usando fibre naturali come la lana e il cotone.
Si prepara il bagnocolore con un dosaggio alto di polvere (circa metà del peso della lana che si intende tingere), poi si aggiunge allume di rocca in piccole quantità e si immerge la matassa nel liquido che bolle sul fuoco per circa un ora. L'allume di rocca in passato veniva estratto da giacimenti naturali.
Le gradazioni di rosa e arancione si ottengono diminuendo il tempo di bagnocolore, o dividendo il bagnocolore per più matasse, messe a mollo in tempi differenti. Va considerata la capacità di ogni pianta di essere individuale, di avere concentrazioni differenti di pigmento, per età o variabilità climatica. Mentre la matassa bolle nel bagnocolore, va mescolata a lungo con un ramo di legno, perchè il pigmento deve distribuirsi bene per creare un colore omogeneo.




Usi e proprietà curative

La Rubia tinctorum ha proprietà diuretiche e depurative. Viene coltivata pochissimo ai nostri giorni e non è certo di facile reperibilità, ma si può trovare ancora, raramente, allo stato spontaneo.
Si utilizza sostanzialmente per le malattie dell’apparato urinario soprattutto come aiuto a reni e fegato nella fisiologica operazione di filtraggio. Non va mai utilizzata in gravidanza e in allattamento; è in grado di colorare il latte materno.
La radice della robbia domestica è anche antinfiammatoria. Venne impiegata nella fitoterapia tradizionale per problemi connessi alle cistiti, spesso mescolata alla betulla. Inoltre venivano preparati cataplasmi di robbia contro i reumatismi, mentre alcuni sostengono che abbia proprietà di semplificare il parto nelle puerpere.

Tra le erbe tintorie, il rosso si può ottenere anche da:
Dracena Draco (Sangue di Drago), pianta subtropicale che era conosciuta anche nell’antica Roma. La sua linfa, rapprendendosi, prende il colore rosso e fu impiegata come colorante.
Robinia Pseudoacacia (Acacia o Robinia), bacche. La corteccia dà il giallo.
Roccella tinctoria (lichene)
Il Legno rosso Brasiliano.

Se desiderate oltrepassare il confine tra la scrittura e la pratica della tintura, concedetevi un giro a contemplare le matasse tinte con la Robbia, alla MatassaUltravioletta, cioè qui: Stefania e la Robbia.


Fonti

Il grande libro delle erbe, Mosaico editore, 1996
http://www.henriettesherbal.com
http://www.botanical.com
http://fr.wikipedia.org/wiki/Garance_des_teinturiers


Articolo scritto da LaZiaArtemisia. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell’autrice e senza citare la fonte.

La Zuppa di Zucca della Zia Artemisia


* porri, carote e sedano per il soffritto
* 1kg di zucca
* 2l di brodo caldo
* 1/4 di litro di panna liquida
* salvia e rosmarino
* olio d'oliva

* pasta sfoglia

Zuppa di Zucca ufficiale. Tradizionale ricettina veneta della mia famiglia paterna.

Preparazione

Trito grosso di porro, carote e sedano, soffritto in olio d'oliva. Viene aggiunta la zucca a pezzi. Si aggiungono due litri di brodo caldo. Far bollire dolcemente per un ora, per ottenere una crema densa; poi aggiungere la panna liquida o latte. Prima di servire, potete aggiungere un trito di salvia e rosmarino, o pezzettini di pane integrale tostato.



Questa zuppa è pazzesca, soprattutto se una volta pronta viene passata in forno in una pentola di coccio, foderata di pasta sfoglia, e coperta proprio come un coperchio da un altro disco di sfoglia. Dopo mezzora la sfoglia dorata si sforna con la zuppa fumante dentro... da farcene una malattia!



immagine link

   


ottobre 16, 2009

Ricette di Samhein: Purè di Zucca

Prendere una bella zucchetta e togliere la parte verde. Tagliare a pezzetti piccoli la polpa, cuocere al vapore o nel forno finchè la forchetta affonda bene, circa venti minuti.
Poi frullare e mettere quindi in padella con un pezzo di burro sciolto, a fiamma bassa.
Aggiungere a filo il latte (tiepido è meglio) e il sale, mescolando finchè ha la consistenza del purè di patate.
Spegnere il fuoco, aggiungere burro a pezzettini (pochino, neh!) e parmigiano, e montare il purè con la frusta qualche minuto, per farlo soffice e leggero.
Strepitoso!

pubblicato anche qui: http://www.tempiodellaninfa.net
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