novembre 23, 2009

'Il giardino delle vecchie signore' ( Maureen e Bridget Boland, 'Old Wives' Lore for Gardeners')

Immagine Deviantart UKTara



'Perchè nei vecchi giardini sembra che aleggi un alone di magia? Forse chi li aveva creati cercava qualcosa di più del semplice produrre e guardare, forse le piante avevano più personalità, più dignità, mistero.. quando venivano accudite nei rispetto, perfino nel timore dei poteri meravigliosi che si supponeva possedessero.'

Prefazione alla sezione 'Il giardino magico, leggende e incantesimi, di Bridget Boland.
Da 'Il giardino delle vecchie signore' di Maureen e Bridget Boland.

*

Immaginate un grande giardino inglese che confina con un bosco antico. Le rose rampicanti che uniscono steccati e aiole di aromatiche e dalie, daini che vanno a bere nel ruscello, corvi che annunciano il vento, un piccolo totem per proteggere le piante, e un florido orto contornato dai tulipani. E poi immaginatevi dentro, proprio tra le rose del giardino con un innaffiatoio in mano, due antiche signore, due sorelle dai volti gentili: con cappellini e guanti, posate: in realtà due implacabili lavoratrici che curano questa piccola meraviglia, con tutti i sistemi possibili: pozioni di camomilla, intrugli di metalli, consociazioni fra piante che si aiutano a vicenda, piccoli incanti e riti della tradizione inglese, filastrocche e proverbi che aiutano a liberarsi dagli insetti o a far guarire un melo ferito.
E' stato un libro atteso molto perchè non era disponibile, ma credo che l'attesa sia stata ripagata: il libretto che vorresti non finisse mai, colmo di piccoli segreti di giardino, di vive immagini della campagna inglese e della sue quiete apparente, in quel mare di vita che è la natura stessa, in tutte le sue forme.

Noi anziane quando abbiamo finito di leggere il futuro,
interriamo le foglie di tè vicino alle camelie,
che ne traggono incredibili benefici.

Maureen e Bridget Boland, 'Il Giardino delle vecchie signore'.

novembre 18, 2009

Il profumo dei biscotti alla Lavanda




Deliziosi biscottini profumatissimi, per accompagnare e addolcire una tisana di quelle ostiche, invernali, che san di fieno..

Un etto di zucchero, un etto e mezzo di farina, un uovo, un cucchiaio generoso di fiori di Lavanda (io aggiungo anche qualche petalo di Rosa essicato), un cucchiaio di lievito in polvere, un etto e mezzo di burro, una puntina di sale.

Frullare la farina con i fiori e lo zucchero, aggiungere il burro morbido e l'uovo, la puntina di sale e preparare la frolla. Stenderla e preparare i biscottini con gli stampini a cuore. Tutto in forno sulla carta-forno per 20 minuti, a 180 gradi.

Una volta dorati lasciarli raffreddare sulla gratella. Si possono poi confezionare con nastri color della lavanda, in gruppi di tre, e metterli dentro vecchie scatole di latta stampate a fiori..


Eccoli qui, nella versione della Tanina.


Foto gentilmente prestata da Tiziana. (Grazie!^^)

Erbe Tintorie: Isatis tinctoria. Guado. La Pianta Blu


Guado, Isatis tinctoria

La Pianta Blu
Famiglia delle Crucifere

Nomi: Woad (inglese), Glaston (celtico);
Guado, Pastello, Glasto comune, Erba di guado, Tintaguada, Guadone, Vado, Glastro (italiano),

”Avalon viene identificata con Glastonbury, il cui nome deriva dal celtico Caer Wydyr, “Fortezza di Vetro” (uno dei nomi di Annwfn, l'Altromondo celtico). Glastonbury veniva anche chiamata Yniswytryn o Isola di Vetro, perchè la superficie era Glasten, ossia di colore verde-azzurro, oppure perchè vi abbondava l'erba chiamata Glast, ossia il Guado, Isatis Tinctoria, le cui foglie e radici contengono una sostanza colorante azzurra usata dai celti per dipingersi il corpo.”
Il Vischio e la Quercia, Riccardo Taraglio, Edizioni L'età dell Acquario


La Pianta Blu

Woad, Glasten, la cui traduzione significa 'Erba Selvatica'.
L'antica forma della parola, Wad, ha dato nome a molte località delle Isole Britanniche: Wadborough, Waddon, Wadd Ground, Waddicar. Ma il mio pensiero corre alle distese di Guado sull’isola di Glastonbury, alle figure delle Sacerdotesse dell'Isola dei Meli, tra le nebbie, nelle loro vesti azzurre, forse tinte con le foglie macerate di questa pianta e appese al sole ad asciugare...


Lana scozzese tinta di Guado.

Quando Cesare invase la Britannia nel 55 d.C, i Romani si videro assaliti da guerrieri con corpo e viso dipinti di blu: alcuni dicono che fossero i Pitti, i ribelli scozzesi, ma la maggior parte degli storici ritiene che coloro che incontrarono i Romani, fossero popoli celtici. Una conferma della probabile presenza di colture di quest’erba nei dintorni di Glastonbury. Anche tra gli Iceni della regina Boudicca, era d'uso dipingersi il corpo e il viso in battaglia con il guado. The Woad.
Il primo compito del Guado era quello di proteggere i guerrieri, attraverso la scrittura sul corpo di simboli e segni. Ma oltre a proteggersi e a spaventare il nemico, aveva l'innegabile dote di disinfettare, proprietà utilissima durante la battaglia, per sanare in fretta le ferite.
Il Guado, nelle ere, fu ampiamente impiegato in molti modi: tintura tessile primariamente, come foraggio o erba medica per l'intestino, come cosmetico per le donne, ma anche come pigmento per le belle arti, in tutta Europa, dal Nord al Sud, e in Italia nella zona della Toscana e del Centro Italia, dove alcuni paesi si sono sostenuti con il commercio del Guado per secoli, in tempi passati. L'estrazione e la tintura erano infatti processi piuttosto complicati, quindi il pigmento indaco era molto prezioso, e il suo colore legato alla nobiltà terriera, il che ne faceva un bene di lusso.
Il suo uso crebbe in modo esponenziale fino al 1660, quando l'avvento dell’Indaco (Indigo Tinctoria) commerciato dalle Indie, già in polvere, soppiantò la coltura del Guado in Europa. In realtà il pigmento che si estrae è esattamente lo stesso, l'indigotina.


L'Indaco non era facilmente coltivabile alle temperature Europee, essendo una pianta sub-tropicale, ma i trasporti dalle Indie crebbero sempre di più, fino a rendere le colture di Guado molto più rare e l'indaco molto più utilizzato.
Durante il periodo Napoleonico, per il blocco dei commerci all’Italia, l'indaco scarseggiò nel nostro paese, e tornò alla luce delle nostre culture la tintura di Guado, fino poi a sparire nuovamente insieme a tutte le altre piante tintorie, quando l'uomo cominciò a produrre i pigmenti sintetici.



Nome scientifico: Isatis tinctoria, pianta erbacea biennale, famiglia delle Crucifere (o Brassicacee), nativa, pare, del Mediterraneo, anche se alcune fonti la vedrebbero originarsi nelle steppe caucasiche e nell’Asia dell’est. La sua altezza può variare dai 40 ai 120 centimetri.
E' una pianta pelosa, infestante, con foglie di due tipi: quelle radicali sono piccole e ovate, disposte a rosetta, mentre quelle del fusto sono lunghe.
Le foglie fresche della pianta contengono i precursori del pigmento indaco, che viene poi estratto per la tintura attraverso un sistema di macerazione e poi asciugato ed essiccato, fino ad ottenere la polvere di colore.
Le foglie in cui è contenuto il pigmento blu sono prodotte il primo anno di vita della pianta, mentre l'anno successivo questa produce i fiori gialli (che attraggono molte api) e poi i semi violetti, che possono essere trapiantati dopo il tempo di Imbolc.
Le foglie vengono strappate con le mani, una per una alla loro base, per tutta l'estate, e poi vengono lavate e macinate fino ad essere ridotte in poltiglia. Quindi, vengono confezionate in 'pani' con le mani per essere essiccate. Questa operazione non danneggia le piante, che ributtano le foglie per permettere anche quattro raccolti durante l'anno. Tuttavia le proprietà coloranti delle foglie diminuiscono con il trascorrere dell’estate: l'ultimo taglio viene fatto in Italia, per tradizione, il 29 settembre, giorno di San Michele.
Durante l'essiccazione lenta vengono continuamente rivoltati i 'pani', stesi ad asciugare sulle reti, perchè rimangano compatti.
Al termine dell’essiccazione, i tintori sbriciolano i pani con i martelli e poi li fanno sciogliere in acqua e solfato di ferro (prima che questo venisse scoperto e utilizzato si scioglievano in acqua e urina). Filtrando il liquido, si ottiene il bagno-colore, dove si immergono le stoffe o le matasse per essere colorate e si lasciano bollire lentamente per tutta la notte; poi, la mattina, una volta fissato il colore, vengono scoperchiati i calderoni e attraverso l'ossidazione all’aria le stoffe color giallastro prendono la meravigliosa tinta indaco, durevole ed omogenea. Le matasse o le stoffe vengono quindi stese ad asciugare.
A proposito del solfato di ferro: è un mordente, cioè una sostanza usata dai tintori per fissare il colore prima di tingere, in modo che il pigmento poi risulti insolubile in acqua, durante i lavaggi dei tessuti. Si utilizzavano come mordenti anche ceneri, ghiande di quercia, rame, muschio e urina.

Articolo su questa lavorazione

L'Isatis Tinctoria in alcune limitate zone d'Italia veniva usata anche per scopi alimentari: si mangiavano i germogli, cotti in acqua bollente e conditi con il limone.

Perchè si cominciarono ad utilizzare i colori per tingere le vesti? E perchè il blu?

Fin dall’età del bronzo uomini e donne di ogni popolo e regione del Mondo, cercarono di rapire la bellezza della natura attraverso l'arte. Fissarla, in qualche modo, per averla sempre a 'disposizione', per ricordare, per goderne le straordinarietà anche durante l'inverno bianco e grigio, quando i colori dei fiori sono sepolti dalla neve e dalla pioggia. Fissare i colori, soprattutto, richiese grande spazio alla creatività umana. Inoltre, non scordiamo che la crescita delle società complesse fece insorgere la necessità di differenziazione, di identificazione in alcuni gruppi sociali, per esempio i Sacerdoti e le Sacerdotesse, attraverso abiti colorati di differenti tonalità. Per questo forse nacque l'arte tintoria. Non esageriamo parlando d'arte, perchè grande fu il valore che i popoli del passato diedero ai colori dei tessuti e a chi operava queste mutazioni chimiche, fissando la bellezza della diversità della natura sulle lane e le sete.
Per millenni in molte culture il blu è stato il simbolo della Divinità, perchè è il colore del cielo, dove secondo alcune religioni è collocato il Pantheon degli Dei. Ma è anche il colore del mare e dell’acqua, simboli della femminilità e della Dea.
Dai greci ai vichinghi, dai babilonesi ai popoli del Medio Oriente, come gli Egizi, agli stessi Cristiani, dove nell’iconografia il manto della Madonna è sempre azzurro, si è usato il blu, color della purezza e della pace. L'azzurro fu anche il colore che assunsero nelle storie cantate le vesti dei principi e dell'aristocrazia medioevale, e il colore che i pittori utilizzavano largamente nei preziosi dipinti sacri… ma non dimentichiamo che il blu scuro è il simbolo della notte, dell’oscurità, dell’Altromondo, della profondità delle acque pericolose e remote.
La dualità del blu dipende proprio dal bianco e dal nero, che rendono così differenti le tonalità del celeste e del blu notte, come due opposti, uniti dalla stessa forza.
Per questa sua ambiguità forse da molti viene definito un colore misterioso, magico, complesso.

Il blu nelle tinte d'erbe si può ottenere anche da altre piante, come:
-Indigo (Indigofera tinctoria), Indaco. Produce lo stesso pigmento del Guado, ma in concentrazione maggiore. Proveniente dall’India, dove per cinquemila anni costituì un enorme ricchezza per l'esportazione in tutto il mondo, soprattutto in Europa, dove divenne decisamente popolare in tutte le culture.
-Polygonum tinctorium (Persicaria dei Tintori). È una specie erbacea, dalla quale si ricava il pigmento blu per estrazione delle foglie alla maturazione completa della pianta.




Fonti

Il Vischio e la Quercia, Riccardo Taraglio. Edizioni L'Età dell'Acquario, Torino, 2004
Lo spirito degli alberi, Fred Hageneder. Edizioni Crisalide
http://www.woad.org.uk/html/britain.html
http://www.woad.org.uk/html/biology.html
Immagine: Lana tinta con la tintura di Guado, tratta dal sito http://www.woad.org.uk


Articolo scritto da LaZiaArtemisia. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

articolo pubblicato anche qui: http:\\tempiodellaninfa.net

novembre 13, 2009

Sale alle Erbe

 

Sale grosso, erbe miste aromatiche e officinali, a seconda della zona e della stagione.

Il sale verde è sempre diverso, a seconda di ciò che verrà raccolto e a quanto sale verrà tritato insieme, e per quanto tempo (ciò varierà a seconda del proprio gusto).
Io uso sale grosso tritato pochissimo e erbe fresche, ma volendo si può fare anche un sale molto fine ed usare erbe essiccate. Il sale di erbe secche si conserva a lungo sotto vetro, ma quello fresco ha un profumo strepitoso, e in vasetti ermetici in frigo si mantiene per un anno intero!
Volendo si può annotare (io non sono abituata , ma molte volte farei bene a farlo) di volta in volta le piante che userete e le quantità, in modo da trovare la vostra formula magica, il vostro profumo perfetto da dare a verdure, carne, insalate, perfino ad una pasta semplice o ad una focaccia.


Io uso queste erbe fresche, in modo variabile a seconda della disponibilità:

Rosmarino
Salvia
Melissa
Timo citrodoro
Timo volgare
Fiori di Borragine
Erba cipollina
Alloro
Prezzemolo
Origano

aggiungo anche:

Bacche di Ginepro
Pepe in grani


novembre 11, 2009

Zucchero profumato alla Violetta




Ricettina profumata per uno zucchero prezioso, buonissimo sulle crepes, nel latte, nelle tisane d'erbe, o per preparare una torta semplice o i biscotti alla frolla, dandogli un profumo davvero speciale.

Due etti di zucchero di canna, due etti di petali di Violetta Cornuta.

Si trovano spesso nei giardini, o sotto le piante ai limiti del bosco. Si ibridano con colori differenti, viola scuro, giallo, porpora, ma per questa preparazione sarebbero da preferire quelle pure viola.
Lavare delicatamente e asciugare benissimo i petali delle violette, escludendo prima i gambi e le foglie.
In un bel barattolo di vetro mischiare lo zucchero alle violette asciutte, delicatamente senza rompere i petali (si può fare con le mani che viene meglio).
Ora bisogna solo aspettare un paio di settimane, conservando il barattolo lontano dalla luce.
Dopo due settimane lo zucchero sarà profumatissimo.. per chi ama la Violetta, sarà irresistibile, provate a farci i biscotti, ai quali si può aggiungere anche qualche petalo fresco (nell impasto).

pubblicato anche qui: http://www.tempiodellaninfa.net

novembre 02, 2009

Bagno d'Avena e Erbe




Bagno d'Avena e Erbe

Fiocchi d'avena pestati a farina
lavanda, camomilla, calendula, boccioli di rosa (erbe essicate)


Mescolare la farina alle erbe, chiudere il preparato in un sacchettino di garza. Appendere sotto al rubinetto in modo che l'acqua che riempie la vasca passi attraverso il sacchetto, rilasciando ne lentamente il contenuto. Il sacchettino può anche esser usato come spugna, passandolo sul viso e sul corpo.
Le proprietà della farina d'avena e delle piente trasformano la pelle in velluto morbido e profumato.
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