febbraio 26, 2012

'Potere Selvaggio' (Tanya Huff - 'The Wild Ways')

'The Selkie'
James Browne Fantasy Art, from his ETSY store, 
'E' nota come Tanqigcaq, la brillante, la Sacra, e si dice che sebbene sia una foca, i suoi occhi siano capaci di sguardi umani, saggi, selvaggi e amorosi.'
.Clarissa Pinkola Estès.


Prima di raccontarvi delle meravigliose creature che ho visto nel nuovo libro di Tanya Huff, atteso seguito delle vicende dell' amata famiglia Gale, vi vorrei chiedere un parere:
Ma perchè? 
Guardate qui sopra la copertina Usa e 'resto del mondo'. 
E ora ecco a voi ecco invece il meraviglioso parto dei creativi italiani della Delos Book:


Perchè le copertine italiane devono essere così improponibili?
Tipe pettinate in modo agghiacciante (tra l'altro impossibili da associare ad un qualsivoglia personaggio del libro, o qualsiasi altra creatura sana di mente, -escludendo Tyra Banks in Prada alla Settimana della Moda-)
eppoi
occhi da pazza, piume da corvo, trucco da escort e altre amenità pseudo-esoteriche?
Abbiamo fatto qualcosa di male? 
Ce lo meritiamo?
Questa copertina è talmente inguardabile che stavo perdendo l'atteso acquisto del volume in libreria.. per caso mi è scivolato l'occhio sulla parola 'Gale' in copertina.. ma altrimenti avrei decisamente ignorato una copertina così trash!
Ma si può?
Fan cagare solo me?

E già che siamo.. un revival!
copertina Usa del primo libro della famiglia Gale a sinistra, Italiana a destra:


Ditemi.. come la vedete la sfera di cristallo, il fumoso sfondo rosso e le sopracciglia da diavolessa?
Poi si chiedono come mai si vendono pochi libri.. ma fatevi due domande!

Superato il cover-trauma, se volete rileggere la recensione del primo libro (che a me è piaciuto oltremodo) andate qui:

(precisazione: se non avete letto questo sopra, difficilmente apprezzerete questo secondo. Non riconoscerete un sacco di gente, nonché di precedenti..)

E ora, steso il velo pietoso sulle scelte dei creativi, torniamo al nuovo libro: premesso che sono sempre follemente innamorata delle zie Gale, tutte quante dalla piu recente alla piu vecchia e rintronata (detta il 'vecchio pipistrello').. e che finalmente abbiamo conosciuto bene il focoso Jack (il Drago), e la zia Catherine (nonna di Allie), nonché ciò che differenzia davvero lei e Charlotte da tutte le altre donne della famiglia Gale.. 
ho finalmente visto la mitologica danza delle incantevoli Selkie!
La vera attrattiva del libro, secondo me, sono loro.
Vi riporto qui la storia piu bella che conosco che parla proprio di queste donne-foche.. tratta da uno dei libri più importanti della mia vita, 'Donne che corrono coi lupi', di Clarissa Pinkola Estès.  
Se avete un pò di tempo leggetela, perchè vi lascerà senza fiato, con gli occhi lucidi e il cuore che palpita..
(In caso siate di fretta, correte alla fine della recensione, dopo le stelline di fine fiaba)

*****
PELLE DI FOCA, PELLE DI ANIMA 

In un tempo lontano lontano, perduto per sempre, che mai tornerà, i giorni sono di neve bianca, e in lontananza i minuscoli granelli sono persone, o cani, oppure orsi. Qui nulla fiorisce spontaneamente. I venti soffiano tanto forti che tutti devono di necessità indossare giacche a vento, stivali e berretti. Qui, all'aperto le parole si congelano, e intere frasi devono essere rotte sulle labbra di chi parla e disgelate accanto al fuoco, per vedere che cosa è stato detto. Qui la gente vive nella bianca ed abbondante capigliatura della vecchia Annaluk, la vecchia nonna, la vecchia maga che è la Terra stessa. E in questa terra viveva un uomo, un uomo così solo che negli anni le lacrime avevano scavato abissi sulle sue guance. 
Cercava di sorridere e di stare contento. Andava a caccia, dormiva bene. Ma desiderava tanto una compagna. Talvolta, quando si avvicinava al suo kajak una foca, rammentava le antiche storie sulle foche ch'erano un tempo esseri umani, e a ricordare quel tempo restavano gli occhi, capaci di sguardi saggi, e amorosi, e selvaggi... 
E allora talvolta sentiva così dolorosamente la sua solitudine che le lacrime scendevano lungo i crepacci del volto. Una volta cacciò fino a notte fonda senza trovare nulla. Mentre la luna si levava alta nel cielo e il ghiaccio brillava, raggiunse un grande scoglio sul mare, e su quell'antico scoglio apparve un movimento di grazia eccelsa. Remò lentamente e silenziosamente per avvicinarsi, ed ecco che sullo scoglio possente danzavano delle donne, nude come il giorno in cui le loro madri le avevano partorite. Rimase a guardare. Le donne parevano essere fatte di latte di luna, con la pelle punteggiata d'argento come i salmoni a primavera, e piedi e mani sottili e leggiadri. 
Tanto erano belle che l'uomo rimase sbalordito, mentre le onde leggere lo trasportavano sempre più vicino allo scoglio. Sentiva ora le magnifiche risa delle donne, quanto meno pareva ridessero, o era forse l'acqua intorno allo scoglio che rideva? L'uomo era confuso perché era abbagliato. La solitudine che gli era pesata sul petto come una pelle intrisa d'acqua era in qualche modo svanita, e senza riflettere, quasi così dovesse essere, saltò sullo scoglio e rubò una delle pelli di foca che vi giacevano. Si nascose dietro uno spuntone e infilò la pelle di foca nel suo qutmguk, la giacca di pelliccia. Ecco che subito una donna chiamò, con la voce più bella che mai avesse udito…come quella delle balene all'alba…o quella dei lupacchiotti che ruzzolano a primavera. Che cosa andavano ora facendo le donne? 
Infilavano la loro pelle di foca e una dopo l'altra scivolavano nel mare, urlando e uggiolando felici. Una no. 
Cercava dappertutto ma non riusciva a trovare la sua pelle. L'uomo prese coraggio e neanche sapeva perché. Le si mostrò: "Sii mia moglie, io sono un uomo così solo". 
"Oh io non posso esserti moglie, io appartengo agli altri, quelli che vivono di sotto". 
"Sii mia moglie" insistette l'uomo " tra sette estati ti restituirò la pelle di foca e potrai restare o andartene, come tu vorrai". 
La giovane donna-foca lo guardò a lungo in volto con quegli occhi che parevano umani. Riluttante disse: "Verrò con te, tra sette estati si deciderà". 
Ebbero un bambino e lo chiamarono Ooruk. E il bambino era agile e grassoccio. In inverno la madre raccontò a Ooruk le storie delle creature che vivono sotto al mare mentre il padre tagliava a piccoli pezzi un orso con il suo lungo coltello affilato. Quando la madre portava il piccolo Ooruk a letto, gli indicava attraverso l'apertura per il fumo le nuvole e tutte le loro forme e raccontava storie di trichechi, balene, foche e salmoni, perché erano quelle le creature che conosceva. 
Ma col passare del tempo la sua carne prese a seccarsi. Prima si sfaldò, poi si incrinò. Cominciò a cadere la pelle delle palpebre e caddero a terra anche i capelli. Diventò del più pallido bianco. Cercò di nascondere la sua debolezza. Ma i suoi occhi si offuscavano sempre di più e la vista le si faceva sempre più debole. 
E così andarono le cose finchè una notte il piccolo Ooruk non fu svegliato da un urlo, e del tutto insonnolito si levò a sedere sulle pelli del letto. Sentì come il ringhiare di un orso: era suo padre che picchiava sua madre. Udì un pianto come di argento tintinnante sulla pietra, che era sua madre. 
"Hai nascosto la mia pelle di foca sette anni or sono, ora giunge l'ottavo inverno. Voglio che mi sia restituito ciò di cui sono fatta" gemeva la donna foca. "Devo avere ciò a cui appartengo". 
"E tu mi lascerai senza moglie, e lascerai il bambino senza madre. Sei cattiva". 
E il marito strappò la porta leggera e sparì nella notte. 
Il bambino amava molto sua madre. Temeva di perderla e pianse fino a piombare nel sonno, per essere risvegliato dal vento. Un vento strano, che pareva chiamarlo. Saltò fuori dal letto. Udendo ripetere il suo nome si precipitò fuori nella notte stellata. Corse alla scogliera e in lontananza, sul mare agitato dal vento, scorse una grande foca argentea e irsuta dalla testa enorme, con le vibrisse che scendevano fino al petto, gli occhi di un giallo scuro. "Ooooooruk". 
Il bambino a fatica discese giù lungo la scogliera e in fondo incespicò su una pietra.. no, un involto, rotolato giù da una fenditura nella roccia. "Oooooruk". 
Il bambino aprì l'involto e lo scosse, era la pelle di foca di sua madre. Sentiva tutto il suo odore. L'anima della madre lo attraversò come un improvviso vento d'estate. Si portò la pelle al volto e l'anima di sua madre attraversò di nuovo la sua. 
E la vecchia foca argentea lentamente si immerse nelle acque profonde. 
Il bambino si inerpicò su per la scogliera e corse con la pelle di foca che gli svolazzava dietro, e si precipitò in casa. Sua madre lo accarezzò, e accarezzò la pelle, e socchiuse gli occhi, grata perché entrambi erano salvi. Infilò la sua pelle di foca. Sollevò il piccolo e se lo mise sotto il braccio e corse verso il mare ruggente. 
"Oh madre non lasciarmi" implorò Ooruk. 
Lei voleva restare con il suo bambino, ma qualcosa la chiamava, qualcosa di più antico di lei, di più antico del Tempo. Si volse verso di lui con uno sguardo di terribile amore negli occhi. Prese il viso del bambino tra le mani e soffiò il suo dolce respiro nei suoi polmoni. Allora, tenendolo sotto il braccio come un involto prezioso, si tuffò in mare, sempre più a fondo, e la donna-foca e il suo bambino respiravano agevolmente nell'acqua. E scesero nuotando sempre più a fondo, fino a raggiungere la grotta delle foche dove creature di ogni genere banchettavano e cantavano, danzavano e parlavano, e la grande foca argentea che aveva chiamato Ooruk nella notte abbracciò il bambino e lo chiamò nipote. 
"Come sono andate le cose lassù, figlia?" domandò la grande foca argentea. 
La donna foca guardò in lontananza e disse: "Ho ferito un essere umano…un uomo che ha dato tutto per avermi. Ma non posso tornare da lui, perché se lo facessi resterei prigioniera". 
"E il bambino?" domandò la vecchi foca. "Il mio nipotino?". Lo disse con tanto orgoglio che la voce gli tremò. 
"Lui deve tornare. Non può fermarsi. Non è ancora tempo che resti con noi". 
E pianse. E insieme piansero. 
Passarono alcuni giorni e alcune notti, per l'esattezza sette, e in quel tempo gli occhi e i capelli della donna ritrovarono l'antica lucentezza. Diventò di un bel colore bruno, ritrovò la vista, il suo corpo ritrovò le sue rotondità, e potè nuotare a suo agio. E venne il tempo di restituire il bambino alla terra. Quella notte la vecchia foca e la bella madre del bambino nuotarono tenendolo in mezzo a loro. Risalirono, risalirono dalle profondità verso il mondo di sopra. Là, al chiarore della luna, delicatamente poggiarono Ooruk sulla riva pietrosa. La madre lo rassicurò: "Sarò sempre con te. Tocca quel che ho toccato, i legnetti per accendere il fuoco, il mio coltello, le incisioni che ho fatto sulla pietra di lontre e foche, e io soffierò nei tuoi polmoni un vento affinché tu possa cantare le tue canzoni.'' 
Più volte la vecchia foca argentea e sua figlia baciarono il bambino. Infine si allontanarono al largo e con un ultimo sguardo scomparvero tra le onde. E Ooruk, siccome il suo tempo non era ancora venuto, rimase. Passò il tempo e diventò un grande suonatore di tamburo, cantore di storie, e si disse che tutto ciò accadde perché il bambino era sopravvissuto ed era stato riportato dalle profondità del mare dagli spiriti delle foche. 
Ora, nelle grigie brume del mattino, talvolta lo si vede ancora, ripiegato in ginocchio su una certa roccia del mare, mentre pare parlare con una certa foca che spesso si avvicina alla riva. Molti hanno cercato di catturarla, ma nessuno ci è mai riuscito. E' nota come Tanqigcaq, la brillante, la Sacra, e si dice che sebbene sia una foca, i suoi occhi sono capaci di sguardi umani, saggi, selvaggi e amorosi. 

Da "Donne che corrono coi lupi", Clarissa Pinkola Estès. 

*****

Per questo, e anche per molto altro, il libro mi è piaciuto davvero. I personaggi minori della prima storia divengono ora protagonisti, le ambientazioni urbane si trasformano in costiere, e la colonna sonora diventa celtica: restano invariate le brillanti idee  letterarie che mi hanno fatto innamorare de 'L'Emporio degli Incanti'.
Mi spiace solo che non compaia molto l'adoratissimo David Gale -con il suo imponente palco di corna- e neppure l'Emporio stesso, ma non si può aver tutto. .
Lo Specchio Magico, irrinunciabile e dispettoso, fa invece sempre la sua splendida figura.
Buona lettura!

The Horned god


febbraio 20, 2012

Piccole recensioni caustiche 2

Saranno pure opinioni personali.. 
ma ormai le perpetrate delusioni fanno si che 
io mi senta finalmente di parlare con (presunta) cognizione di causa.
Prima uscita in libreria, nuovo autore: libro bellissimo, magico, diverso da ciò che si è letto finora, di quelli che i personaggi li ricordi anche dopo dieci anni, che a distanza di tempo riescono ancora a strapparti un volatile sogno in piena giornata di lavoro.
In fiducia si compra il seguito, perchè.. perchè è ovvio!!!!!
Parti già sapendo che l'autore/autrice ti piace, l'argomento pure, quindi apri la prima pagina del nuovo libro con il sorriso stampato sulle labbra.. e poi..

Inutile, ridondante, senza guizzo, soldi buttati!

Dopo diversi occasioni, posso dire con certezza che -spesso- la seconda uscita è una becera copia del primo libro, senza nulla di meglio, anzi. 
(Ovvio, non parlo de 'Le due torri' che segue 'La compagnia dell anello'. 
Stiamo parlando di gente normale, mica di Tolkien, o Pennac.)

Riporto qualche parere tra gli ultimissimi letti..


'Stolen', Kelley Armstrong, seguito dell amato 'Bitten'. 
Pure un pò morboso, senza bellezza di nessun genere. Troppo crudo, anche senza motivo, la storia sta in piedi a fatica, anche se l'idea potrebbe essere considerata 'interessante'. 
Rari i personaggi che restano in mente.. ma forse mi aspettavo troppo..
(Se togliamo Clay, adorato, a mio parere Kelley poteva fare a meno di scriverlo, sto libro, 
e andare al lago a sguazzare col labrador.)


'Angeli Ribelli', di Libba Bray, seguito del sorprendente 'Una grande e terribile bellezza'. 
Non ho molto da dire perchè l'ho abbandonato quasi subito. Avvincente come Bruno Vespa, ridondante come le istruzioni degli ovetti Kinder, mi ha fatto perfino ripensare al fatto che nella recensione del primo libro fui troppo 'di boccabuona'. 
In realtà ero in vacanza a surfare sull oceano quando lo lessi, 
può essere che le onde giocassero a tirar fuori il mio raro buonismo latente.


'Le Scarpe Rosse', seguito del mai sottovalutato 'Chocolat' di Joanne Harris. 
Perchè Joanne? Perchè non hai lasciato che il profumo dei mendiants di Vianne restasse scolpito nelle nostre narici per sempre, tra i colori delle chiatte dei gitani sul fiume al tramonto 
e il ricordo del vento che soffia impetuoso sulla neve? 
(C'era proprio bisogno di trasferire le nostre donne di cioccolato nella fredda Montmartre, 
ad intristirsi tra le lapidi del cimitero e dubbi personaggi con gli zatteroni ai piedi?)

Già che ci sono, infierisco ancora. 
Mi è capitato di acquistare il secondo libro uscito in Italia di un autrice esordiente (o almeno non pubblicata qui) che mi era piaciuta: 
stesso risultato dei 'seguiti'.. ma perchè li scrivete?
E' meglio il conto in banca o la gloria imperitura nel cuore d'inchiostro dei lettori?


'Una lontana follia', di Kate Morton, autrice di quella perla letteraria de 'Il Giardino dei Segreti'.
Non sono riuscita neppure ad arrivare a metà.. a pagina 58 odiavo già tutte le sorelle, psicopatiche dalla prima all ultima. Orride descrizioni di orride vicende in orride ambientazioni.
Recensione: Delirante. 
Ovvero: 'Non basta una dimora di campagna in Inghilterra per farci sognare'.


'Giorni di zucchero, fragole e neve' di Sarah Addison Allen, la scrittrice di quella meraviglia di 'Il profumo del pane alla lavanda'.
Non aggiungo altro perchè l'ho già tristemente recensito QUI.


Un esempio al contrario: quanto è (a mio avviso e percezione) pesante, noioso e inutile 'Il codice delle fate' di Lisa Tuttle (2005), quanto invece mi è piaciuto e ho amato 'La maledizione del Ramo d'Argento', della stessa autrice, uscito l'anno dopo (pur non esagerando con i complimenti.. in caso foste interessati, leggere recensione qui sopra, cliccando il titolo).

E voi? Li avete letti? Cosa ne pensate?
Esagero io o avete avuto le stesse impressioni?

Ora sono in piena lettura dell'atteso seguito di 'L'Emporio degli Incanti' di Tanya Huff. 
Recidiva che sono, non mi arrendo!
Sento però di poter pronunciare: ''stavolta forse è quella buona..''
 vi farò sapere a lettura ultimata^^.
A presto

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