Erbe Tintorie: Robbia dei Tintori. Rubia Tinctorum


Erbe Tintorie: Robbia dei Tintori



Erbario Robbia. La Pianta Rossa
Rubia tinctorum, Famiglia delle Rubiaceae

Nomi: Robbia, Garanza (italiano); Madder, Dyer's Madder, Indian Madder (inglese); Krapp, Färberkrapp, Färberröte (tedesco); Garance, Garance de Teinturiers (francese); Garanca (portoghese).

“Sunt etiamnum duo genera non nisi sordido nota volgo, ***** quaestu multum polleant, in primis rubia, tinguendis lanis et coriis necessaria. laudatissima Italica et maxime suburbana, et omnes paene provinciae scatent ea. sponte provenit seriturque, similitudine erviliae, verum spinosis foliis et caule. geniculatus hic est quinis circa articulos in orbe foliis. semen eius rubrum, postremo nigrum, radix rubra est. quos in medicina usus habeat dicemus suo loco.”
Plinio “Naturalis Historia”, XIX libro.


Il Rosso, la creazione e la distruzione

Il Rosso è un colore tra più influenti sulla psiche umana. Vivo, potente, pulsante, violento. Come il sangue. Soprattutto come il sangue. La concatenazione è immediata: sangue, rosso chiaro, rosso scuro, che fluisce nel corpo e porta nutrimento, pulisce e ossigena ogni vita, umana e animale. Rosso come il fuoco, portatore di vita e riparo, il tramonto, come il vino e le bacche vischiose del bosco, come i frutti della terra.
Questo colore mi rimanda senza esitazione al potere della creazione.
Al sangue mestruale, all’atto sessuale e al sangue del parto. Creazione.
Ma subito mi rimanda alla visione del sangue delle ferite, della disperazione, alla guerra e ai suoi morti.
Alla visione del fuoco che distrugge, che arde il bosco e gli uomini, implacabile e violento.

A ricordarmi quanto questo colore sia simbolo della creazione e della distruzione, nei secoli, nell'immaginario umano.

Quando la matassa di lana rossa scivola sul bastone emergendo dall’acqua bollente dove si è sciolta la radice di Robbia, è quasi un colpo al cuore. Non riesci a staccare gli occhi da quel pezzo di lana che un ora fa era candido come luna ed ora brilla di rosa, di rosso, di ruggine e di arancione, come il tramonto di una giornata limpida.
E' stupefacente, più di ogni altro colore.
Talmente bello e brillante da sembrare, paradossalmente, innaturale. Si capisce subito che è diverso.
Che quel pezzo di lana avrà altra destinazione dagli oggetti di tutti i giorni.
Se fa questo effetto a noi, che siamo abituati alle forti luci, alle immagini, ai colori industriali, non posso non pensare a quanto debba aver colpito gli animi semplici delle contadine che per prime hanno imparato ad usare il pigmento, tritando quella radice rossastra e mettendoci a bagno la lana grezza.
Come l'avranno scoperto?
Probabilmente la carestia portò alla necessità di nutrirsi di radici di erbe spontanee e diffuse, e vista la capacità del pigmento alizarina di colorare di rosso il latte delle donne in allattamento, compresero la sua natura e il suo miglior utilizzo.
Da sempre il rosso nella colorazione dei tessuti fu riservato ad eventi straordinari: alte cerimonie religiose, paramenti da battaglia, simboli di potere come mantelli e foderi di spada di re e sovrani.
Ma la diffusione esasperata della Robbia tintoria nelle campagne non può non convincermi che nei villaggi questo colore fosse usato più spesso di quanto la guerra, gli Dei o il potere volessero. Immagino, volando con la mente, che ogni donna avesse un pezzo colorato di quel rosso acceso, e che lo indossasse o lo stringesse nei momenti più meravigliosi, o disperati, o dolorosi della sua esistenza.


La Pianta Rossa

Etimologia della parola: deriva da Ruber, Rosso.

La robbia è una delle più importanti piante tintorie della tradizione europea: dalle sue radici e dai suoi fusti sotterranei i popoli di tutto il continente hanno tratto per tremila anni il pigmento rosso, impiegato nelle tinture delle stoffe, nella pittura e nella decorazione.
Dal Neolitico fino al 1880, insieme al Guado e alla Reseda, fu tra le tre fondamentali piante da cui estrarre i tre colori principali: il Rosso, il Blu e il Giallo.

La radice di Robbia fu quindi la fonte erbacea da cui l'Europa intera attinse per secoli per preparare il rosso, il rosa, il viola e mattone per colorare le vesti, i vasi, i muri, i tappeti, le pelli, gli stendardi e le armi: per le donne, i bambini e gli uomini, la gente comune e per le alte cariche religiose, per i soldati e i condottieri.
Dai Greci al Marocco, dai Cretesi agli Etruschi, dalle Highlands alla Gallia e alla Persia, trovò ampia diffusione la coltura di quest’erba, tanto che si può dire che l'industria tessile e tintoria fu letteralmente 'dipendente' da questa radice per colorare cotone, lino e lana per secoli interi; Italia compresa, soprattutto al centro e al sud, dove era persino usata per le vesti dei Medici di Firenze nell’epoca del loro splendore.
Ma non solo: le piante di robbia (e le loro radici) furono utilizzate a lungo anche nella cura e nella guarigione, per le proprietà che vedremo, e persino dai pastori nella filtratura del latte appena munto, come garza per escludere particelle contaminanti dal secchio.

Il suo impiego nella tintoria però, fu davvero enorme, proprio perchè il colore che si ottiene dalle sue radici, anche se sensibile alla luce e all’acqua come tutti i coloranti organici, si presenta molto brillante nel risultato sui filati, stabile (cioè che tende a restare intatto anche dopo il lavaggio prolungato dei filati) ed economico (rispetto ad esempio alla porpora animale), grazie al suo principio attivo, identificato nel 1886 come Alizarina e da quello stesso anno solare prodotto soltanto sinteticamente.
La brillantezza del rosso della Robbia è caratteristica della specie, nonostante un piccola variabilità dovuta alla diversità del contenuto di principio attivo delle singole piante, all'uso dei mordenti e dei loro dosaggi, usati nel bagnocolore.
Questa è la bellezza del pigmento naturale, la diversità leggera di sfumature tra matassa e matassa, così distante dai tessuti colorati con pigmenti industriali, perfettamente sempre identici nella loro resa, omogenea e indistruttibile… così anonimi, conformati, distanti dai colori sorprendenti dei pigmenti naturali, così simili alla dolcezza dei toni delle piante e delle erbe.

Il pigmento rosso della robbia si presta molto bene a mescolarsi con altre tinte: si dice che in Gallia si mescolava la Robbia con il Guado (Isatis tinctoria) per ottenere una tintura violacea, meravigliosamente sfumata di rosso o di blu a seconda delle quantità di pigmenti utilizzati e al tipo della lana da tingere. Venne inoltre mischiata alla Reseda e ad altre piante tintorie, come i petali di papavero, contribuendo alla creazione di infinite variazioni di colore da tintura.
Nella pittura la Robbia fu impiegata maggiormente come componente di miscele di colori per creare varietà cromatiche, mentre fu usata pura come inchiostro, per scrivere i documenti più importanti, e per i monaci che compilavano con le Miniature rosse gli antichi testi, tramandatisi fino ai nostri giorni.


Riconoscimento

La Rubia tinctorum è una pianta del genere Rubiacee, flessibile e resistente, con piccoli fiori bianchi in grappoli e bacche rosso scuro che a maturazione diventano nere. Può crescere fino ad un metro. Fiorisce all’inizio dell’estate, con variazioni temporali dovute alla latitudine alla quale si coltiva. E' perenne e spontanea. I fusti sono striscianti, con piccoli aculei verso terra, così come le foglie.
Le radici cilindriche e i fusti ipogei rappresentano la parte interessante dal punto di vista tintorio: è un rizoma dall'odore pungente, e acquista la sua capacità di produrre il pigmento in sostanziali quantità solo dal terzo anno dalla semina. Il colorante Alizarina (glicoside) si deposita con il tempo sulla corteccia delle radici, fissandosi. Le radici vengono estratte dalla terra, essiccate e macinate, per ottenere una sottile polvere colorante, praticamente inattaccabile, che può durare in conservazione per diversi anni.


Tintura

Dalla polvere della radice della Robbia, macinata finemente, è piuttosto semplice ottenere una buona colorazione del filato, soprattutto usando fibre naturali come la lana e il cotone.
Si prepara il bagnocolore con un dosaggio alto di polvere (circa metà del peso della lana che si intende tingere), poi si aggiunge allume di rocca in piccole quantità e si immerge la matassa nel liquido che bolle sul fuoco per circa un ora. L'allume di rocca in passato veniva estratto da giacimenti naturali.
Le gradazioni di rosa e arancione si ottengono diminuendo il tempo di bagnocolore, o dividendo il bagnocolore per più matasse, messe a mollo in tempi differenti. Va considerata la capacità di ogni pianta di essere individuale, di avere concentrazioni differenti di pigmento, per età o variabilità climatica. Mentre la matassa bolle nel bagnocolore, va mescolata a lungo con un ramo di legno, perchè il pigmento deve distribuirsi bene per creare un colore omogeneo.




Usi e proprietà curative

La Rubia tinctorum ha proprietà diuretiche e depurative. Viene coltivata pochissimo ai nostri giorni e non è certo di facile reperibilità, ma si può trovare ancora, raramente, allo stato spontaneo.
Si utilizza sostanzialmente per le malattie dell’apparato urinario soprattutto come aiuto a reni e fegato nella fisiologica operazione di filtraggio. Non va mai utilizzata in gravidanza e in allattamento; è in grado di colorare il latte materno.
La radice della robbia domestica è anche antinfiammatoria. Venne impiegata nella fitoterapia tradizionale per problemi connessi alle cistiti, spesso mescolata alla betulla. Inoltre venivano preparati cataplasmi di robbia contro i reumatismi, mentre alcuni sostengono che abbia proprietà di semplificare il parto nelle puerpere.

Tra le erbe tintorie, il rosso si può ottenere anche da:
Dracena Draco (Sangue di Drago), pianta subtropicale che era conosciuta anche nell’antica Roma. La sua linfa, rapprendendosi, prende il colore rosso e fu impiegata come colorante.
Robinia Pseudoacacia (Acacia o Robinia), bacche. La corteccia dà il giallo.
Roccella tinctoria (lichene)
Il Legno rosso Brasiliano.

Se desiderate oltrepassare il confine tra la scrittura e la pratica della tintura, concedetevi un giro a contemplare le matasse tinte con la Robbia, alla MatassaUltravioletta, cioè qui: Stefania e la Robbia.


Fonti

Il grande libro delle erbe, Mosaico editore, 1996
http://www.henriettesherbal.com
http://www.botanical.com
http://fr.wikipedia.org/wiki/Garance_des_teinturiers


Articolo scritto da LaZiaArtemisia. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell’autrice e senza citare la fonte.

Commenti

Stefania ha detto…
Grazie del link!
Il tuo blog è davvero di ispirazione, ed è smpre bello trovare interessi affini che magari provengono da percorsi totalmente diversi.... penso alla Britannia e al suo enorme retaggio, alle erbe in ogni senso, alla saggezza femminile da non scordare mai

a presto

S

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