luglio 06, 2009

Le Ninfe Arboree, le Driadi


Creature meravigliose, Anime di Alberi antichi.
Talvolta sembrano lasciare la loro casa eterna, sotto la corteccia degli Alberi del Bosco, e appaiono un istante agli occhi degli umani, palesandosi a chi sa vedere al di là del Velo.
E in quell esatto momento possono sembrare bagliori di luce soffusi e dorati, o bellissime donne danzanti, candide e eteree, Signore dagli abiti silvestri, come nei racconti e nelle leggende.
Sono Driadi, le Guardiane di ogni singolo Albero, unite nell essere Anima di Bosco: molte, ognuna Custode della propria pianta, Unite per essere Una. Sono lo Spirito selvaggio che protegge ogni singola creatura arborea e la sua specie, le sue peculiarità, il suo genio e la sua forza, e tutte insieme, protettrici del Bosco.
Forse sono proprio loro quelle auree luminose che si avvertono quando ci si avvicina ai tronchi secolari, quel fremito di energia vitale, quel soffio di pura forza che scuote tutto il corpo abbracciato alla corteccia. Forse davvero le Ninfe arboree sono lì, pulsanti e presenti, talvolta tenere nei confronti di chi osa avvicinarsi, spesso invece incollerite, respingono le anime che non gradiscono.

E tu che ci provi, tu che ti avvicini incantato a loro, puoi avvertire il loro stato d'animo nei tuoi confronti, la loro singola diversità, a volte la loro comunanza di specie. La loro avversione o paura, ma piu spesso la loro potenza e l'equilibrio di chi ha visto ogni cosa e conosce il mondo da prima degli uomini.

In effetti sensazioni empaticamente non dissimili possono cogliere chi cerca di avvicinarsi agli Alberi della stessa specie, con qualche differenza individuale dovuta all Intento, o perfino accorgersi di 'sentire' in modo particolare Alberi dello stesso Bosco, oppure ancora avvertire sensazioni differenti in diverse zone della foresta.



Molto dipende da come ci si pone, dall Intento, da quello che portiamo nel cuore in quel momento preciso in cui sentiamo il loro calore, dal Tempo che ci concediamo per capire cosa sta succedendo intorno alla chioma verde e alla fredda corteccia, se chiudiamo gli occhi per ascoltare, se non cerchiamo di possedere, di trovare prove fasulle d'esistenza o addirittura prevaricare chi la sa molto più lunga di noi..

Tornando alle nostre Entità, molti furono i nomi con cui le chiamarono i popoli, ma la più precisa classificazione fu forse quella greca, che prevedeva distinzione fra Ninfe del Noce, Cariatidi, Mèliale le Ninfe del Melo, Meliae quelle del Frassino, per citarne alcune ('Lo Spirito degli Alberi', Hageneder, Ed.Crisalide) e le Driadi, Ninfe arboree della Quercia. Su questa classificazione Hageneder sottolinea: 'Le Meliae sono le ninfe dei singoli Frassini, vivono e muoiono con essi, mentre Melia l'archetipo eterno del Frassino. E'lo spirito collettivo, immortale e senza tempo..'.
In effetti il nome 'Driadi' poi venne utilizzato nei secoli per chiamare tutte queste creature Custodi degli alberi. ma d'altronde, molto altro si perse nel corso del Tempo, e molti Alberi sacri, insieme ai rituali, venero abbattuti.
Eppure le distinzioni botaniche fra gli alberi, la loro capacità di essere diversi, capaci di azioni differenti, di curare o avvelenare, di proteggere o bruciare, dovrebbe indurci a pensare che queste creature sono fra loro differenti.
Un unico nome non basta.
Proviamo a pensare al Frassino, per fare un esempio fra molti: è un albero avido di nutrimento, che in genere tende a sottrarre sostanze utili anche alle piante vicine, facendo morire ciò che ha intorno. Se immaginiamo Melia, la capostipite e Custode di ogni Frassino, il Frassino stesso, essa ci appare come una creatura volitiva, energica, giovanile e entusiasta (dimostrato anche dalla sua volontà di innalzarsi per cercare più luce possibile, sopravvivenza pura), profondamente diversa da una Driade, Custode della Quercia.
La Driade della Quercia è una donna materna e paziente, antica e generosa, che offre nutrimento e riparo a tantissimi selvatici, uccelli e roditori, insetti e piante, come l'amato Vischio che si ciba della sua linfa vitale.
Nella lettura della meravigliosa e poetica fiaba 'Madre Sambuco' di Andersen, troviamo una Ninfa speciale: lei rappresenta lo Spirito del Sambuco, attraverso un bimbo e il suo sogno, e appare nella fiaba come la Custode di un albero nato con un fiore in una teiera, proprio davanti agli occhi stupiti del piccolo.
E'una Creatura protettiva, capace di ridare la fanciullezza a chi sa ascoltare il suo abbraccio. Un Sambuco, senza dubbio.
Ogni specie un Anima, uno Spirito differente. Ogni albero, così come ogni animale o pietra, Unico, ma parte di Una sola luce che fa splendere il mondo.
La leggenda narra che in tempi remoti quando gli alberi popolati dalle Driadi dovevano essere abbattuti, fosse usanza convocare i Sacerdoti, che dovevano allontanare la creatura perche trovasse accoglienza in una nuova pianta, e non potesse essere ferita con la scure. Le Driadi possono quindi lasciare la loro casa e trovarne una nuova, mentre le Amadriadi (così ci dice Ovidio), ulteriore comprensibile distinzione, morivano con l'albero stesso.
La distinzione potrebbe risultare più semplice, vista sotto la prospettiva umana: le Driadi rappresentavano per l'uomo l'ultima possibilità di giustificare un atto nefasto nei confronti della pianta, e l'allontanamento rituale poteva significare la benevolenza da parte dell albero alla loro azione, mentre le Amadriadi potrebbero rappresentare la voce della loro coscienza, che rammentava che comunque, per qualsiasi ragione, stavano commettendo un imperdonabile errore.


'Le Metamorfosi' Ovidio.
'Lo Spirito degli Alberi', Hageneder, Ed.Crisalide
'Entità fatate della Padania', Dalbosco-Brighi, Ed.della Terra di Mezzo
'Madre Sambuco', fiaba di Hans Christian Andersen, 1845.

Articolo pubblicato anche qui: http://www.tempiodellaninfa.net/public/

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