giugno 07, 2010

Reseda Luteola, la Pianta Gialla (Weld, Dyers's Rocket, Wild mignonette, Gaude).




Reseda. La Pianta Gialla
Reseda luteola, famiglia delle Resedacee


Nomi: Reseda biondella, Amorino, Biondella (attenzione perchè con questo nome viene chiamata anche la Centaurea);
Weld, Dyer's Rocket (per la sua capacità di crescere molto velocemente), Wild Mignonette (inglese); Gaude, Reseda des Teinturiers (francese); Farber-resede, Farberwau (tedesco), Lus Bhuidhe Mor (Gaelico)

Etimologia. Il nome Reseda deriva dal latino “ resedo”, cioè calmo, calmante: aggettivo attribuito a questa pianta da Plinio in relazione alle sue proprietà medicinali.



Il Giallo della Reseda

Il giallo è classicamente un colore che rappresenta il Divino, l'assoluta comunione con il Divino stesso e il Divino che si manifesta, almeno per quanto riguarda la Storia dell’Arte e la pittura tradizionale. Basti pensare all’iconografia di Gesù nei secoli, avvolto da luce gialla (probabilmente dipinta con pigmento di Reseda). Senza contare che spesso il Giallo viene trasformato in Oro, simbolo di assoluta perfezione, con l'aggiunta di polveri di lavorazione del metallo più prezioso. Ma esso è un colore che richiama anche la chiarezza, la sicurezza della propria coscienza e consapevolezza: è il colore più vivace, più stupefacente, più pulsante e più abbacinante. Ha molte sfumature, dal paglierino all’oro, ma principalmente è un colore caldo, vivo, vien da dire… solare.
Giallo = Sole. Calore, forza, vita, movimento. E si tratta certamente di un’associazione obbligata che nasce sin da quando siamo bambini e continua per tutta la vita, quasi una testimonianza sottile della presenza vitale del Sole nelle nostre labili esistenze e nell’ecosistema che ci ospita.
Come spesso si faceva, e si fa tuttora, si usa raccogliere lo splendore della Natura per fissarlo su oggetti e abiti che ci circondano: il Sole viene evocato da vesti di colore Giallo, sin dalla notte dei tempi. L’Astro luminoso non si riesce a guardare, tanto risplende; non è statico ma si muove continuamente: lo stesso è il Giallo. Colore del Divino, del suo mutare, del suo illuminare, del suo brillare. Per questo in altri tempi il Giallo di Reseda fu davvero un elemento importante nei commerci di pigmenti e di tessuti. Fosse solo per l'armonia di questo pigmento, che colora le vesti, in relazione ai visi olivastri delle giovani vestali romane, con i loro ricci capelli scuri, i loro profili scolpiti…
Si dice che in Grecia perfino le Dee indossassero vestiti di questo colore, e che “La Signora”, la Dea Freya degli scandinavi, vestisse di Giallo.



Il Verde di Sherwood

Narra la leggenda che molto tempo fa, nel Verde profondo dell'antica Foresta di Sherwood, nell'Isola Britannica, vivesse un eroe conosciuto con il nome di Robin Hood. Famoso paladino del popolo inglese, che si diceva “rubasse ai ricchi per aiutare i deboli”, era costretto a nascondersi nella foresta con i suoi compari, per sfuggire alle guardie e all'autorità del Re Usurpatore che intendeva spodestare.
Secondo la leggenda, egli vestiva abiti tinti di un Verde pieno e vivace, color dei boschi delle Isole del Nord, che permetteva a lui e ai suoi ribelli di mimetizzarsi ed agire nel cupo del bosco senza essere scoperti. Quel Verde divenne, per il popolo che essi proteggevano, il simbolo della giustizia, della pace e della salvezza, e prese il nome di Saxon Green, Verde Sassone.
Il Verde particolare, caldo, armonioso e vibrante come la foresta di Sherwood, si otteneva mescolando la Reseda lutea, dal pigmento giallo, al Guado blu (Isatis Tinctoria), entrambe erbe spontanee diffuse nel territorio britannico.
Ma la nostra Reseda si prestò nei tempi anche a misture differenti: con la Robbia (Rubia Tinctorum) per tingere d'arancione acceso, con l'Anthemis (la Camomilla dei Tintori) per il giallo dolce e dorato delle vesti festive. Con l'Indaco indiano produce invece un verde-giallo molto brillante, simile al lime.

Storia

L'utilizzo del pigmento della Reseda è tra i più antichi e diffusi metodi di tintura in Europa, e senza dubbio essa è la più antica pianta da Giallo usata nel continente.
La Reseda, nata pare nel Mediterraneo, cominciò la sua “collaborazione” con gli umani già dal Neolitico, ma le testimonianze più corpose sono riportate nella Bibbia ebraica e dai Romani (Plinio, in particolare, la nominò e la descrisse per le sue fito-proprietà).
Si diceva appunto che la Reseda fosse il colore con cui le Vergini Vestali romane tingevano i loro abiti e quelli delle giovani spose nella florida Roma degli Imperatori, ma venne utilizzata anche dagli stessi “Barbari”, ai confini dell’Impero. In particolare dai Galli, nelle aree francesi, insieme alle altre due piante fondamentali della tintura europea: la Robbia ed il Guado.
Si diffuse rapidamente presso tutte le colture-culture Europee, partendo dai Celti fino ad arrivare al Sud Italia e all’Asia Centrale. In Inghilterra fu considerata la miglior pianta indigena per la tinta da giallo e fu largamente utilizzata nelle colorazioni degli abiti semplici del popolo per secoli interi. La sua attitudine economica e “popolare” non fece disdegnare il suo uso perfino in Francia, dove veniva utilizzata per la tintura delle stoffe preziose, destinate a diventare i magnificenti abiti di Versailles nel periodo di massimo splendore. Fu usata anche dai creativi tintori dei Dogi Veneziani, per i sacri abiti della Chiesa. Fu coltivata intensivamente praticamente da sempre, persino dai Vichinghi, e permise a molti mercanti italiani e europei di stoffe e pigmenti di arricchirsi esageratamente. In Scozia veniva utilizzata per la tintura del famoso tessuto Tweed. Trovò spazio nei monasteri inglesi, che facevano largo uso del pigmento sotto forma di inchiostro, per le miniature, così come la Robbia e altri pigmenti usati per il tessile.

Riconoscimento

La pianta di Reseda è una biennale che si trova spontanea nelle zone abbandonate o sui cigli delle strade, perfino nelle crepe dei muri, perchè predilige i terreni calcarei. Fu senz'altro ampiamente coltivata e curata con tutti gli onori: la sua coltivazione infatti si estese fino a tempi relativamente recenti, ed essa si rivelò, al contrario della maggior parte delle tintorie, una valida concorrente delle nuove tinture chimiche, che sostituirono quasi interamente quasi tutti i pigmenti naturali usati fino al secolo scorso.
I suoi fiori profumati, giallo-verdi, sono riuniti in spighe dritte e grandi: cresce soprattutto nel secondo anno d'età, fino ad un metro e mezzo circa. Nel primo anno di vita la pianta produce soltanto una rosetta basale, mentre è proprio nella seconda annata che “butta” il fiore e il semi, dalle particolari attività coloranti. In realtà viene utilizzata tutta la pianta per tingere, essiccata o fresca.
Richiama a sé una grande quantità di api e farfalle, elementi fondamentali per l'impollinazione (è ermafrodita) e anche il bestiame ruminante, che la adora come foraggio. Questo potrebbe essere un meccanismo difensivo della pianta che attirando i ruminanti, beneficia del prezioso letame lasciato a terra dagli animali, per rinvigorirsi e sopravvivere, soprattutto nel momento in cui avviene l' auto-risemina. I ruminanti, dal canto loro, ne traggono i pigmenti che colorano il burro e il latte d'alpeggio. I semi sono scuri e lucenti, piccoli e numerosi in ogni capsula. Questa pianta, così come il Girasole, ha la capacità di seguire il corso del sole durante il giorno, qualità nota come Eliotropia.

Tintura

La sostanza colorante della Reseda si chiama Luteolina, parola che deriva etimologicamente dal nome latino del colore 'Giallo', poiché cristallizza in questa tonalità in maniera pura e brillante, e decisamente solida. Il pigmento si estrae dalla pianta intera (radici escluse): quindi dai fiori maggiormente, ma anche da foglie, rami e semi, soprattutto nel periodo di fine fioritura (estate). Si utilizza sia essiccata che fresca, per colorare la lana, il cotone, la seta e lino.
Il Giallo vivo della Luteolina, che si presenta fisso sulla lana tinta è davvero meravigliosamente brillante, ma il pigmento è anche un ottima base per le misture di colori, abbinata ad altre Erbe Tintorie e mordenti differenti.
Prima di tingere di solito si usa infatti mettere l'allume di rocca (soprattutto per la lana), per fissare il colore sulle fibre dei tessuti e per dare il giallo limone. In alternativa va bene anche il ferro, ma la sfumatura che ne deriva è olivastra. Poi il filato viene immerso nel bagnocolore caldo (che viene da almeno trenta minuti di infusione), che deve essere preparato con una quantità di pianta uguale al peso del tessuto.

Altre piante da Giallo: Carthamus tinctorius (Cartamo); Genista Tinctoria (Ginestra); Crocus Sativus (Zafferano); Curcuma longa (Curcuma), Pyrus malus silvestris (la corteccia del Melo selvatico); Punica granatum (la corteccia del Melograno),Fraxinus excelsior (corteccia di Frassino)



Usi e proprietà curative

Inchiostro

Macerando la Reseda luteola in alcool, si ottiene un ottimo inchiostro per scrivere e disegnare, utilizzato anche nell’antichità dai frati amanuensi. Il pigmento di Reseda, fatto precipitare nel gesso, dà un inchiostro giallo dorato, che una volta veniva usato in luogo della vera polvere d'oro, per dare magnificenza ai dipinti Sacri.

Miele

Richiamando a sé, con le sue corolle gialle e verdi, una grande quantità di api, viene considerata un ottima pianta da miele, in associazione con l'Angelica.

Usi erboristici

Un tempo era usata anche come pianta con proprietà vulnerarie, diuretiche e sudorifere, utilizzando però soltanto la parte fiorita.


Con la terza pianta fondamentale della tintura europea si conclude questa piccola serie di studi (soltanto tre, per la verità): Il Rosso della Robbia, il Blu del Guado e finalmente il Giallo della Reseda. Con questi tre colori si può veramente giocare con tutte le tonalità, cambiando le mescole, i bagnocolore, i mordenti, per riprodurre e fissare sulla tela e sul filato tutta la nostra natura, i colori che ci scaldano il cuore, la nostra creatività. Gli esperimenti e i risultati sono infiniti. I colori naturali riusciranno probabilmente a farvi distruggere qualche pentolone e a finire un fornello a gas, ma innegabilmente vi renderanno molto orgogliosi di aver “fatto” voi la tintura, con le vostre erbe, le tecniche, le prove… e soprattutto sarete fieri di indossare i “vostri” colori.
Buon lavoro!




Fonti

The Complete Natural Dyeing Guide, Marie Sugar, Rug Hooking, 2002
Compendio della flora officinale italiana, Paola Gastaldo, 1987, Piccin Edizioni
The Creation of Colour in Eighteenth-Century Europe, Sarah Lowengard
http://www.dyework.co.uk/weld1.htm
http://www.historiabari.eu
http://www.englishplants.co.uk



Articolo scritto da LaZiaArtemisia. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

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