febbraio 01, 2010

Arnica montana


ARNICA

Arnica montana

Fino all’anno scorso conoscevo l'esistenza di questa pianta ma certamente non le doti, e fu proprio nel periodo di Samhain di un anno fa che un ostetrica dell’ospedale dove ero ricoverata, la sera tardi, dopo il mio parto (decisamente traumatico) mi fece ingoiare quasi senza una parola quelle compressine minuscole. Non mi sono fatta tante domande al momento, ogni cosa andava bene per riprendermi.

Poi la mattina quella signora dai capelli cortissimi e il sorriso dolce si è seduta sul mio letto e mi ha parlato dell’arnica, che ha usato anche come gel per medicarmi le ferite. Lei viene dall’Alto Adige, dove dalla notte dei tempi ci si è curati con quest’erba. Mi ha parlato della sua rarità ormai, e dei suoi effetti. Per questo ho raccolto ciò che sapevo su questa pianta e lo riporto qui, un omaggio all’erba magica e alla mia salvatrice saggia...


Molti sono i nomi, prima ancora degli usi, di questa pianta spontanea perenne che cresce principalmente nei prati montani non concimati, come quelli alpini e degli appennini settentrionali. E' possibile però vederla anche in boschi non troppo ombrosi, poichè per crescere ha bisogno sostanzialmente di terra non ingrassata e luce.
Il nome vero è Arnica Montana (Doronicum oppositifolium Lem., Doronicum arnica Desf.), nome che par provenire dal greco 'ptarmikos', allusione alla sua capacità di far starnutire. Per questo in alcuni dialetti di chiama 'Starnudela'. In zone anglofone si chiama Leopard's Bane.. ma in Italia viene spesso viene nominata in modi diversi a seconda della zona e degli usi che nel tempo sono stati tramandati: Betonica di monte, Tabacco di montagna, Fiore di San Giovanni, perfino Radice di Tuono e China dei poveri, sono solo alcune di queste denominazioni.

In molte parti d'Europa, ma anche in zone italiane come la Valsesia, l'arnica è considerata tra i “Fiori di San Giovanni”, insieme al ribes, all'artemisia, alla verbena e all'erica, tutte erbe benefiche per la cura e la protezione delle baite e degli animali in montagna. Queste piante, nella notte dei fuochi di San Giovanni, il 24 giugno, appena dopo il solstizio d'estate, venivano portate dai pastori per essere benedette in chiesa dopo l'accensione dei falò notturni, di buon auspicio per l'estate.

Le foglie di questa pianta sono quasi vellutate, perchè coperte di una fine peluria, una lanugine, mentre i fiori possono assomigliare alle margherite, ma di colore giallo o giallo aranciato, che fioriscono da maggio a luglio. In Italia è considerata specie protetta, secondo la direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Nell’allegato V di questa direttiva, infatti, si trova l'Arnica montana tra le “Specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione”, proprio perchè in alcune zone fu letteralmente decimata nei pochi pascoli presenti, fino a scomparire. Cause principali sono il turismo di massa e l'agricoltura intensiva, che non lascia più spazio ai prati spontanei dove cresce l'Arnica.

Prima di cominciare a conoscere le proprietà curative di questa pianta, che per moltissimo tempo fu considerata "la panacea dei caduti", miracoloso rimedio a tanti problemi di diversa natura (soprattutto traumatica), una curiosità: essa veniva usata spesso in alternativa al tabacco, fiutata e fumata nelle zone di montagna da boscaioli e bracconieri. In alcune zone dell’alta Savoia, si dice invece che la tintura, portata addosso, possa togliere l'abitudine a fumare. E' incredibile come le piante possano essere guidate da “intenti” contrastanti, opposti, a seconda delle dosi o dai modi di impiego… cura e veleno al tempo stesso.

Ma veniamo alle sue immense proprietà, tanto da essere riconosciuta come uno dei rimedi fondamentali dell’omeopatia. I suoi effetti principali sono sugli infortuni, distorsioni, traumi, botte, lividi. Premetto a tutti i benefici, tuttavia, che questa pianta è considerata un 'veleno', se usata per uso interno in dosi massicce, come vedremo meglio più avanti, e con questa stessa dicitura la tintura madre va riposta negli scaffali delle erboristerie.
Dalle mie parti (e in tutte le Alpi in genere, dal Piemonte al Friuli) l'uso più semplice e popolare che si fece in passato di questa pianta è quello della grappa d'Arnica, elemento decisivo nelle operazioni di soccorso alpino quando i volontari trovavano e rifocillavano scalatori caduti, traumatizzati, con botte e contusioni.

Oltre ad essere il rimedio per i “traumi di vario genere” (possano questi essere incidenti, fratture, shock, anche psicologici, strappi, ecc.), è utilizzata perfino per la cura delle corde vocali, e soprattutto dei disturbi di circolazione, punture d'insetti e acne.
Viene usata anche per i casi di reumatismo e artrite, poiché accelera i processi di guarigione. La sua azione è fondamentalmente sedativa, e agisce sul sistema nervoso centrale.

I principi attivi responsabili sono l'arnicina, alcaloidi e resinoidi, e sono in grado di 'risolvere' infiammazioni di vario genere, causate appunto da eventi traumatizzanti. Sono contenuti in quest’erba “miracolosa” in quasi tutta la pianta: nelle foglie, nei rizomi, ma soprattutto nei capolini di arnica, raccolti in piena fioritura e messi in vasi di vetro appesi al sole per tutta l'estate, quando viene prodotto l'estratto. Vengono altrimenti usati, come dicevamo prima, in soluzioni alcoliche come la grappa, anche da frizionare sulle aree contuse. Il rizoma si può raccogliere invece dalla fine dell’estate all’inizio della primavera, prima del risveglio.
Per le contusioni o i traumi viene di solito usata in forma di gel, derivato dalla tintura madre diluita. Poiché la molecola attiva è piuttosto grossa e fatica a penetrare i tessuti, è bene utilizzare gel al 15%, meglio al 30%, ma solo in caso di traumi “forti”.
Si può usare però anche la tintura diluita (con almeno quattro parti di acqua), imbevendo le garze e posandole sulla slogatura o la contusione, ma le garze vanno cambiate spesso e tolte non appena si vedano irritazioni.

Si può impiegare anche preparando un infuso per fare i gargarismi, in caso di infiammazioni alla gola o alla bocca, ma è importante che la sostanza non venga a contatto con ferite aperte, poiché risulta tossica, addirittura accentuando i sintomi, quasi un effetto contrario alle sue doti curative.
Si dice che Goethe era solito bere un tè di Arnica per i problemi vascolari gravi dai quali era affetto, ma ora si sconsiglia l'uso interno quasi in tutti i casi, perchè lievi errori nei dosaggi possono dare effetti collaterali gravi, soprattutto se usato in modo continuativo e costante. Usata all’interno del corpo, infatti, può provocare nausea, vomito, perfino allucinazioni. Invece è molto efficace l'estratto dei fiori nel miele, come rimedio per l'acne.
Non appena applicata, l'arnica genera calore e spesso rossore della zona di contatto. Viene usata anche per il torcicollo, nel massaggio, sotto forma di gel oppure con olio di oliva in cui sono stati fatti macerare i fiori.

Pubblicato anche qui: Il Tempio della Ninfa

Articolo scritto dalla Zia Artemisia. E' vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell'autrice e senza citare la fonte.

6 commenti:

BaiLing ha detto...

Che bello questo post sui poteri curativi dell'arnica!
Quando sono stata in montagna l'anno scorso a giugno abbiamo fatto una bellissima passeggiata e la nostra guida ci ha fatto vedere dei prati di arnica che però non era ancora sbocciata.
Poi, siccome le cose che ci aveva detto su questa pianta mi avevano incuriosita, ho comprato una frizione all'arnica e pino mugo da Bergila, il giardino delle erbe di Falzes.
Tu di quale zona alpina sei?!

P.S. Ti ho lasciato un giochino sul mio blog :-)

..althea officinalis.. ha detto...

faccio il gel di arnica, e una mia amica musicista che suona i tamburi la usa per medicare le mani sempre viola per le botte. è tra le ricette segrete rubate al mio prof.. è magica.

La Zia Artemisia ha detto...

Ciao fanciulle.. io sono della zona del Lago di Lecco.. beh entrambe le vostre 'ricettine' devono essere ottime.. ALTHEA mica che per caso ci insegni a fare il tuo gel? il mio bimbo è piccolo e ne uso tanto, solo che lo compro e invece vorrei farmelo io^^. Eppoi se è magico.. mi attrae per definizione!!! eheheheh
grazie mille!
la Zia

ps Bailing: arrivo!

Tammie Lee ha detto...

I am so glad that I could translate your post. Arnica Montana grows in my woods. I made an oil of it and my arm can use it tonight. You have reminded me of this in your beautiful honoring post~

La Zia Artemisia ha detto...

Thanks a lot dear Tammi!
I love your pictures and your work on the net and I'm very pleasure you come here.
Hope you have to to spent to read post about Wise women (here: http://laziaartemisia.blogspot.com/search/label/Wise%20Women) too, where i put Tammi Lee image.
Hugs and thanks a lot

la Zia

BaiLing ha detto...

E' una zona che non conosco, ma immagino che ci saranno panorami e boschi bellissimi, come in tutte le nostre montagne :-)

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